La parola biblica per il servizio divino di festa era in Luca 19, 38-40: dicendo “benedetto il re che viene nel nome del Signore, pace in cielo e gloria nei luoghi altissimi!” Alcuni farisei tra la folla, gli dissero “Maestro, sgrida i tuoi discepoli!” Ma egli rispose “Vi dico che se costoro tacciono, le pietre grideranno.”
La Domenica delle palme è una festa particolare, richiama all’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme. “La folla dei discepoli” erano coloro che volevano testimoniare che Lui è figlio di Dio, perché hanno fatto esperienza dei suoi miracoli sulla terra.
“Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore” si intende che Gesù è il re non perché è un uomo potente sulla terra, ma perché è figlio di Dio. Ai discepoli, mentre Lui entrava in Gerusalemme, veniva chiesto chi fosse e quando loro rispondevano che era il figlio di Dio, c’era incredulità.
Ma essi erano sicuri e insistevano affermando con fede che Egli era il figlio di Dio.
In tanti si aspettavano quindi un re potente, un re che eliminasse le ingiustizie terrene. Lui invece è venuto sulla terra per instaurare il regno di Dio. Questo regno di Dio sarà perfetto quando tutti noi saremo con lui. Attendiamo quel momento e ci prepariamo con fede e gioia.
“Pace in cielo e gloria nei più alti dei cieli”.
La pace oggi non c’è, anzi più ci guardiamo intorno e più rischiamo di perderla. Ma la pace non è assenza di conflitti, la pace la intendiamo come benessere e vicinanza con Dio e questa pace è assoluta, e ci rafforza.
“Alcuni Farisei dissero – “Maestro sgrida i tuoi discepoli” … ma egli rispose – "Io vi dico che se questi taceranno, grideranno le pietre!“
Gesù viene chiamato maestro ma lui non è venuto per insegnare qualcosa di suo ma per portare avanti l’Opera del Padre. Grazie al Suo sacrificio siamo stati salvati.
Ora noi siamo chiamati a parlare: parliamo di quanto Dio ci accompagna nella nostra vita, di quanto sperimentiamo Gesù.
Vivere il servizio divino significa tornare a casa in un modo diverso. Riceviamo una forza che ci accompagna perché abbiamo un rapporto particolare col padre durante il servizio divino.
Gesù entra in Gerusalemme su un asino, simbolo di umiltà: anche noi siamo chiamati a seguire questo insegnamento di umiltà. Scegliamo di liberarci dalle cose inutili, e di tenere Gesù nel nostro cuore. In questo modo riceviamo la pace, non per qualche ora, non per qualche momento ma una pace spirituale, una pace eterna. E così assomiglieremo sempre più a Gesù.
Il conducente distrettuale evangelista Bersier ha servito a sua volta, ricordando che il popolo di quei tempi non aveva visto Gesù come un Salvatore che portava la pace. La loro aspettativa era di essere liberati dai Romani e di aver un nuovo re dei Giudei. Egli invece era arrivato su un asino quindi loro non lo avevano riconosciuto.
Anche noi esseri umani del tempo odierno siamo pieni di aspettative, mettiamo davanti prima noi stessi invece di essere davvero collegati col cuore agli altri. Anziché essere umili mettiamo al primo posto ciò che vogliamo noi! Crediamo in Gesù, abbiamo fede, e lavoriamo per essere un messaggio di Dio.
L’apostolo aggiunge un esempio specialmente per i bambini, dopo il loro arrivo nella sala principale, assenti per le lezioni di dottrina domenicale e pre dottrina.
Nel suo recente viaggio a Cuba, una sorella si è recata a piedi al servizio divino dopo aver fatto quattro ore di cammino, un’altra sorella è arrivata a cavallo partendo da casa all’alba.
Alla domanda posta a queste donne “Perché sei venuta?” Risposta è stata “Perché voglio bene a Dio”. Le fedeli desideravano sperimentare la presenza di Dio. E noi come la sperimentiamo? Facciamolo partecipando con gioia alla dottrina domenicale, alla predottrina, ai servizi divini.
Vogliamo lodare Dio e aspettare il ritorno di Gesù Cristo con grande fede.
Occorre impegnarci e fare la nostra parte. Quando Egli ci chiede: “Vuoi o non vuoi?” Noi rispondiamo zelanti: “Aiutami padre affinché io fossa farlo!”
Facciamo chilometri a piedi, camminiamo su vie avverse, affrontiamo dolori, ma nel mentre siamo felici, perché sappiamo che alla fine c’è la nostra meta, Dio ci attende, e ne vale la pena!